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Cultura:::
La chiesa di Sant'Osvaldo
La
storia
La
chiesa di Garniga Terme, dedicata a Sant'Osvaldo Re,
sorge sulla sommità del dosso dei nozi in posizione
dominante rispetto ai diversi nuclei abitati che costituiscono
l'attuale paese di Garniga Terme.
La
sua significativa posizione è ancor oggi assai evidente
per chi giunge a Garniga Terme percorrendo l'antico sentiero
che sale da Aldeno e collega l'altipiano con la Valle dell'Adige.
Nominata
per la prima volta il 29 settembre 1377 in occasione della
concessione di una indulgenza, la chiesa venne riconsacrata
nel 1524 come appare indicato al centro del disco dipinto
in controfacciata, sopra la porta maggiore, al termine del
primo ampliamento che ne prolungò la navata di una
campata verso occidente.
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Altare
Maggiore - prospetto frontale
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Il
12 aprile 1798 il procuratore della Chiesa firmò
il contratto con il cornasco Giovanni Antonio Carninada
per la realizzazione di un secondo ampliamento, che interessò
questa volta la parte orientale e comportò la demolizione
dell'antica abside poligonale gotica e la creazione di ampio
coro rettangolare e di un transetto meridionale.
Pochi
anni prima, nel 1775, era stato affidato ai fratelli Sartori
di Castione, il compito di realizzare i due grandi altari
marmorei completi del loro corredo di putti e angeli, collocati
originariamente in corrispondenza dell'arco santo e dedicati
al SS. Rosario e a Sant'Anna. L'altare maggiore, completato
dagli stessi Sartori con l'aggiunta delle due portine laterali,
è di poco più antico ed è dedicato
al santo titolare.
La
palla originale è attualmente conservata nella chiesa
moderna.
Soltanto
nel 1838 lu costruita invece l'attuale sacrestia, e si adattò
la vecchia a transetto settentrionale demolendo il setto
murario che la divideva dall'aula della chiesa.
In
conseguenza della costruzione della nuova chiesa parrocchiale,
al centro dell'abitato di Garniga Terme, la chiesa di Sant'Osvaldo
venne completamente abbandonata. Tutti gli arredi marmorei,
altari, fonte battesimale, balaustre, furono asportati e
trasferiti nella nuova, lasciando la vecchia in balia di
una progressiva e sistematica devastazione vandalica.
Furono
così distrutti tutti gli infissi, asportati i pavimenti
in cotto, fino al crollo della volta del transetto settentrionale.
Alcune immagini fotografiche risalenti agli anni sessanta
mostrano l'edificio ridotto allo stato di rudere.
Nel
1970, il sovrintendente Nicolò Rasmò condizionò
l'erogazione di un finanziamento per la ricostruzione dell'avvolto
caduto ed il rifacimento dei tetti, all'obbligo di rimontare
gli altari nella loro collocazione originale, all'interno
di Sant'Osvaldo.
L'operazione
venne eseguita nel 1972 ma in "modo obbrobrioso"
come ebbe modo di esprimersi l'allora parroco e come si
può constatare ancor oggi, tanto più che non
si rispettò nemmeno l'esatta collocazione dei due
preziosi altari laterali per i quali si preferì la
soluzione più veloce e pratica, disponendoli in corrispondenza
della parete di fondo dei due transetti.
Nell
1980 intervenne ancora il Servizio Beni Culturali della
Provincia autonoma di Trento con interventi di restauro
finalizzati al restauro conservativo e funzionale dell'edificio.
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Altare
Laterale - prospetto frontale
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Nel
biennio 1998-1999 la Parrocchia, con il contributo economico
della stessa Provincia Autonoma di Trento, ha avviato un
complesso programma di recupero dell'edificio che ha riguardato
sostanzialmente il restauro e la reintegrazione degli intonaci
esterni, lo scoprimento degli intonaci quattro e settecenteschi
interni, il rifacimento e la reintegrazione degli intonaci
interni, il restauro e la ricomposizione dei cornicioni
in stucco relativi all'ampliamento settecentesco, il rifacimento
del tetto, la formazione di un sistema di canalizzazione
delle acque meteoriche collocato sotto il manto di copertura
e quindi, assolutamente invisibile, il rifacimento dei pavimenti
interni mancanti.
Durante
i lavori di restauro sono emerse tracce di aperture in corrispondenza
dei due transetti, realizzate per favorire l'accesso alla
chiesa dopo la costruzione, nel 1798, del transetto meridionale.
Si tratta di due porte orientate, quella del transetto settentrionale,
a mattina, l'altra a sera.
Tali
poste furono ben presto murate poiché provocavano
probabilmente fastidiosi giri d'aria.
Nello
stesso transetto settentrionale, adattato a tale funzione
dopo la costruzione della nuova sacrestia nel 1838, è
stata evidenziata un'altra porta, prossima all'angolo con
il coro, probabilmente più antica e da correlare
forse all'esistenza di una qualche struttura residenziale
a servizio della chiesa, sopravvissuta fino agli ampliamenti
tardosettecenteschi.
Sarebbero
riferibili a tale struttura i resti di una grande finestra
termale collocata nell'angolo settentrionale dell'abside
che ha precisi riscontri all'interno della chiesa dove è
ancora perfettamente leggibile il disegno di una volta impostata
al centro della parte terminale dell'abside e sviluppata
verso Nord, scavalcando la parete settentrionale del coro.
E'
lecito supporre che si ratti di resti di edifici più
antichi, forse riferibili alla prima costruzione quattrocentesca
della chiesa e successivamente inglobati nei rimaneggiamenti
più tardi.
Restauro
e ricollocazione degli altari marmorei
Un
secondo lotto di intervento riguarderà prossimamente
il riposizionamento dei due altari marmorei dei fratelli
Sartori il cui studio accurato ed il successivo rilievo
hanno permesso di risalire alla loro collocazione originale.
L'altare
maggiore, marmoreo, fu realizzato nel 1749 e dedicato al
santo titolare mentre i due laterali furono commissionati
solo nel 1775 ai maestri lapidici Sartori di Castione che
si impegnarono a realizzarli in tutto identici a quelli
eseguiti per la chiesa di Nanno. Nel contratto i Sartori
venivano incaricati ancora di scolpire i due angeli sulle
volute superiori "secondo l'arte dei veri scultori",
di realizzare le balaustre che separavano il presbiterio
dall'aula e di completare l'altare maggiore con la predisposizione
di due portine laterali in marmo.
I
nuovi altari furono dedicati alla Madonna del Rosario e
a Sant'Anna.
L'anno
seguente gli stessi Sartori fornirono la pala della Madonna
del Rosario opera del pittore Giacomo Antonio Pellegrini,
ora nella chiesa di Garniga Vecchia, ed ancora due angeli
e due putti da collocare in mezzo ai due nuovi altari. Nel
1778 lo scultore Antonio Giorgio di Trento completò
gli altari aggiungendo altri sei angeli e sei putti.
Esterno
Esternamente
l'edificio manifesta apertamente le successive fasi di ampliamento.
Assai
evidente risulta l'innesto dell'aula tardogotica con il
transetto ed il coro settecenteschi di dimensioni molto
più accentuate. Anche il campanile risulta sopraelevato,
probabilmente in concomitanza con i lavori di ampliamento
settecenteschi e presenta la cella campanaria realizzata
a sbalzo su una risega a gola rovescia, rispetto alla canna
antica in conci di pietra a vista.
In
corrispondenza del transetto meridionale è murato
a disco solare con il monogramma di Cristo realizzato in
arenaria ed appartenente con tutta probabilitàã alla
crociera del presbiterio gotico, demolito nel settecento.
Il
portale occidentale, cinquecentesco, è realizzato
in pietra calcarea con la consueta alternanza di colore
bianco e rosso ed è costituito da stipiti con mensole,
architrave e piccolo timpano. Settecentesco
invece il piccolo portale meridionale, sormontato da una
croce in pietra e coperto in origine da un piccolo tettuccio
in legno.
Interno
Sebbene
di ridotte dimensioni, l'interno si presenta armonico e
ben equilibrato. La navata quattrocentesca suddivisa in
due campate a crociera con cordonature in arenaria e rosette
centrali conserva quasi integralmente gli antichi intonaci
originali e tracce delle decorazioni "a mezzo fresco"
riferibili alle croci di dedicazione cinquecentesche e a
pochi altri elementi decorativi di difficile interpretazione.
Altre
tracce di decorazione, qualche volta seicentesche, sono
visibili sul fronte dell'arco santo ogivale e raffigurano
assai probabilmente una annunciazione. In corrispondenza
del lato sinistro è avvertibile la figura dell'angelo
annunciante, al centro è intuibile l'immagine della
colomba, mentre è andata completamente persa la figura
della Madonna sul lato destro. L'ampliamento settecentesco,
assai slanciato e luminoso, presente un elaborato cornicione
in stucco con lesene angolari e capitelli ionici di impostazione
classica e raffinato disegno.
Gli
intonaci sono per la maggior parte di fattura recente poiché
gli antichi, assai deperiti, erano giàã stati demoliti
e reintegrati nei precedenti restauri. Le poche tracce superstiti
sono comunque state poste in evidenza e si riferiscono al
varco nel transetto meridionale (parete ovest) ed ai resti
di una struttura voltata preesistente all'ampliamento settecentesco
e riferibile probabilmente all'impianto quattrocentesco.
Don
Roberto Lucchi
parroco
Michele
Anderle
architetto
Bibliografia:
Bonatti
Flavio, Garniga Terme notizie storiche,
Ed. Cassa Rurale di Aldeno e Garniga. 1998
Gorfer Aldo, Le valli del Trentino, trentino orientale,
Edizioni Manfrini, 1989 pag.216 e segg.
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